Il 27 marzo il consiglio nazionale fimmg valuterà eventuali azioni da mettere in atto
“Dal 3 aprile i medici di famiglia italiani potrebbero non essere più in grado di garantire la certificazione per malattia per almeno un milione di lavoratori dipendenti pubblici e privati ogni mese se non si troverà una soluzione per dare una corretta interpretazione alla nuova normativa sulle certificazioni on line”.
È quanto dichiara il segretario nazionale della FIMMG, che stamattina ha inviato una lettera ai quasi 30mila iscritti della Federazione per esprimere la sua preoccupazione.
“E’ quanto succederà – spiega Milillo – se nell’incontro previsto per domattina tra FNOMCeO , Ministero della Salute, INPS e Ministero della Funzione Pubblica, non si troverà la soluzione per l’interpretazione del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 marzo, sulla definizione delle modalità tecniche per la predisposizione e l’invio telematico dei dati delle certificazioni di malattia al SAC (il sistema di accoglienza centrale ossia l’infrastruttura tecnologica del Ministero dell’economia e delle finanze che consente la ricezione dei dati delle ricette mediche e dei certificati di malattia trasmessi in via telematica dagli utenti)”.
“La nostra Federazione - prosegue Milillo – nell’interesse primario della tutela della salute dei cittadini e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ha sempre sostenuto i percorsi di innovazione, in particolare dell’informatizzazione e della messa in rete dei propri medici con tutti gli attori del servizio sanitario. Grande è stato il nostro sforzo formativo e informativo sui nostri medici e con orgoglio, senza possibilità di smentita, posso affermare che la categoria dei medici di famiglia italiani è la categoria più informatizzata tra tutte quelle del Servizio sanitario nazionale. Non è possibile però chiedere ai medici di fare ciò che le nuove disposizioni di legge vietano – sottolinea Milillo – pena l’esposizione a gravi sanzioni civili e penali, in particolare le certificazioni per malattie brevi, che molto risentono del rapporto di fiducia e della conoscenza dei problemi di salute del paziente, spesso in assenza di segni e sintomi obiettivabili. Neppure possiamo ipotizzare che, conoscendo i ritardi e le carenze del sistema informativo nazionale, in tempi brevi e con propri mezzi i medici di famiglia italiani possano essere messi in grado di dare attuazione pratica a quanto disposto dal decreto in oggetto.”


