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	<title>BeMedico</title>
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	<description>Solo un altro blog Edizioni BE</description>
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		<title>Ciclo mestruale? Arriva prima se&#8230;.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 20:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diversi fattori, fra i quali l&#8217;eccessivo consumo di carne durante l&#8217;infanzia, fanno anticipare la prima mestruazione. Cinquant&#8217;anni fa, le ragazze diventavano donne ad un&#8217;età media di 14 anni. Negli ultimi decenni del ventesimo secolo, invece, la prima mestruazione compare già ad 11 anni. Uno studio inglese, pubblicato sul Public Health Nutrition, ha focalizzato l&#8217;attenzione sul [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1426" src="http://bemedico.it/files/2010/07/checkup-tumore-ovario.jpg" alt="" width="324" height="384" /></p>
<p><strong>Diversi fattori, fra i quali l&#8217;eccessivo consumo di carne durante l&#8217;infanzia, fanno anticipare la prima mestruazione.</strong></p>
<p>Cinquant&#8217;anni fa, le ragazze diventavano donne ad un&#8217;età media di 14 anni. Negli ultimi decenni del ventesimo secolo, invece, la prima mestruazione compare già ad <strong>11 anni</strong>.</p>
<p><span id="more-1420"></span></p>
<p>Uno studio inglese, pubblicato sul <strong>Public Health Nutrition</strong>, ha focalizzato l&#8217;attenzione sul legame tra <strong>alimentazione</strong> e <strong>ciclo mestruale</strong>. Sono state prese in considerazione circa tremila dodicenni, analizzando le loro abitudini alimentari a tre, sette e dieci anni. Ne è emerso che le ragazzine che tra i tre e i sette anni mangiavano più frequentemente <strong>carne </strong>(12 porzioni a settimana) avevano il 75% di possibilità in più di andare incontro ad un ciclo anticipato, rispetto alle bambine che consumavano carne con maggior moderazione.</p>
<p>Sembrano comunque essere svariati i <strong>fattori </strong>che influenzano il sopraggiungere della prima <strong>mestruazione</strong>.<br />
Ragazze con una facile tendenza ad <strong>ingrassare </strong>o con una corporatura robusta tendono a diventare donne prima, confermando l&#8217;ipotesi che vede un <strong>apporto calorico eccessivo</strong> correlato con l&#8217;anticipo della pubertà.<br />
Viene così spiegato anche il fatto che bambine adottate, provenienti da paesi come India e Sud America e <strong>ipernutrite </strong>in Italia, giungono alla maturazione prima della media italiana ma soprattutto di gran lunga prima delle loro coetanee nel paese d&#8217;origine.<br />
Vanno considerati i cosiddetti &#8220;<strong>disturbatori endocrini ambientali</strong>&#8220;, cioè quelle sostanze presenti nell&#8217;ambiente che potrebbero influire sull&#8217;organismo: alimenti, vernici, pesticidi, ecc.<br />
Da non sottovalutare, infine, i cambiamenti nello <strong>stile di vita</strong>, come ad esempio le modificazioni nei ritmi sonno-veglia.</p>
<p>In linea generale, se la prima mestruazione compare con un lieve anticipo, non c&#8217;è da preoccuparsi. Se invece si presenta già a <strong>7-8 anni</strong>, è il caso di consultare un medico per accertamenti.</p>


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		<title>Cacao: la medicina ideale per i vasi sanguigni</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 19:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I flavonoli contenuti nel cacao contribuiscono al miglioramento dell&#8217;insufficienza circolatoria e della funzionalità dei vasi sanguigni. Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology, questi componenti del cacao avrebbero un ruolo diretto nella riparazione dei vasi sangugni danneggiati, garantendo quindi notevoli benefici alle persone affette da malattie coronariche e cardiovascolari. Lo [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1417" src="http://bemedico.it/files/2010/07/cacao-fruit-beans.jpg" alt="" width="506" height="337" /></p>
<p><strong>I flavonoli contenuti nel cacao contribuiscono al miglioramento dell&#8217;insufficienza circolatoria e della funzionalità dei vasi sanguigni.</strong></p>
<p>Secondo una ricerca pubblicata sul <strong>Journal of the American College of Cardiology</strong>, questi componenti del <strong>cacao </strong>avrebbero un ruolo diretto nella riparazione dei <strong>vasi sangugni</strong> danneggiati, garantendo quindi notevoli benefici alle persone affette da malattie coronariche e cardiovascolari.</p>
<p><span id="more-1414"></span>Lo studio è stato finanziato dall&#8217;<strong>American Heart Association </strong>e sostenuto dalle industrie alimentari Mars Inc. e Barry Callebaut.<br />
Il dottor Yerem Yeghiazarians ha condotto un team internazionale di scienziati, basandosi sui risultati di uno studio del 2005 dal quale era emerso che le <strong>cellule angiogeniche </strong>(CACs) sono in grado di riparare i vasi sanguigni e diminuire di conseguenza il rischio di patologie.</p>
<p>Sedici pazienti, affetti da malattie cardiovascolari, di età compresa tra i 61 e i 67 anni, sono stati suddivisi in due gruppi, con criterio randomizzato  e a doppio cieco. Al primo gruppo è stato fatto bere, per due volte al giorno, un drink a base di cacao, con alto dosaggio di <strong>flavonoli</strong>; al secondo, è stata fornita invece la stessa bevanda ma con un dosaggio inferiore.</p>
<p>Dopo trenta giorni, l&#8217;analisi degli effetti dell&#8217;assunzione quotidiana di cacao, ricco di flavonoli, nel primo gruppo di pazienti, ha mostrato l&#8217;aumento sostanzioso del numero di cellule angiogeniche nel sangue, con un miglioramento  della funzionalità dei vasi sanguigni del<strong> 47%</strong> in più rispetto ai colleghi.<br />
Questi componenti alimentari contribuiscono anche a ridurre la <strong>pressione arteriosa</strong>, riducendo il rischio di ictus e malattie cardiache.</p>
<p>Attenzione però: alte quantità di flavonoli, utili all&#8217;organismo, sono presenti nel cacao; non vi è invece alcuna garanzia sul cioccolato industriale e lavorato. Proprio per questo, gli esperti sono all&#8217;opera per la realizzazione di un prodotto che contenga almeno <strong>140 mg</strong> di flavonoli su 50 g.</p>


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		<title>Dal 1° luglio il farmacista affiancherà il medico in corsia</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 16:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 1° luglio parte la prima sperimentazione nazionale promossa da Ministero, SIFO e FOFI . Ridotti del 30% gli errori di terapia e del 40% la spesa Risparmiare il 40% della spesa per medicinali e ausili terapeutici negli ospedali italiani. Un obiettivo ambizioso ma che si può raggiungere con l’impiego dei farmacisti di dipartimento che [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1702" src="http://befarmacista.it/files/2010/06/medico-farmacista.jpg" alt="" width="550" height="382" /></p>
<p><em><strong><a title="BEfarmacista" href="http://befarmacista.it/1701/dal-1%C2%B0-luglio-il-farmacista-affianchera-il-medico-in-corsia/" target="_blank">Il 1° luglio parte la prima sperimentazione nazionale</a> promossa da Ministero, SIFO e FOFI . Ridotti del 30% gli errori di terapia e del 40% la spesa</strong></em></p>
<p><strong>Risparmiare il 40%</strong> della spesa per medicinali e ausili terapeutici negli ospedali italiani. Un obiettivo ambizioso ma che si può raggiungere  con l’impiego dei farmacisti di dipartimento che<strong> lavorano in corsia</strong> a stretto contatto con il <strong>medico </strong>e permettono una<strong> gestione più oculata del farmaco</strong> nei nosocomi italiani, abbattendo inoltre del <strong>30%</strong> le possibilità di errori come gli scambi delle medicine tra un paziente e l’altro.</p>
<p><span id="more-1410"></span></p>
<p>Dati sorprendenti ma reali, che si basano su risultati già registrati in alcuni o<strong>spedali italiani</strong>. Perciò il <strong>Ministero della Salute,</strong> dipartimento della Qualità, in collaborazione con la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO), la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e la European Association of Hospital Pharmacists (EAHP), ha avviato il progetto ‘<strong>Farmacista di Dipartimento</strong>’.</p>
<p>La prima fase, dedicata alla <strong>formazione</strong>, si è svolta a <strong>Roma </strong>presso il Ministero e si è appena conclusa.  Dal primo luglio partirà la<strong> sperimentazione sul campo</strong>. Dieci farmacisti sono pronti a scendere in corsia alle Molinette di Torino, all’Istituto Oncologico Veneto di Padova, agli Ospedali Riuniti di Ancona, all’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e all’Ospedale San Vincenzo di Taormina (Me).</p>
<p>La <strong>sperimentazione</strong>, prima nel suo genere in Italia, si concluderà a <strong>marzo 2011</strong> con una giornata di presentazione del documento di indirizzo che illustrerà il modello di riferimento per avviare l’introduzione del <strong>Farmacista di Dipartimento </strong>nelle Strutture sanitarie italiane.</p>
<p><em>“In molte realtà internazionali, quali gli Stati Uniti, la figura del <strong>farmacista </strong>in corsia è già da anni una realtà consolidata </em>- spieg<strong>a Laura Fabrizio</strong>, Presidente SIFO &#8211; <em>ma il modello assistenziale ed organizzativo della sanità pubblica del nostro Paese è molto differente. E’ necessario, quindi, individuare un modello condiviso, applicabile nella realtà italiana, facendo tesoro anche di alcune esperienze significative che già si sono sviluppate in Italia. Il Programma Ministeriale prevede di testare il modello in ambito oncologico. In seguito, il nostro compito sarà quello di implementare questa figura in altre strutture italiane e in altri processi, ad esempio in Medicina, Nefrologia, Pediatria, Terapia intensiva, ecc&#8230; Duplice lo scopo: ridurre gli errori di terapia e migliorare la qualità delle prestazioni in un’ottica di governo clinico”.</em></p>


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		<title>Influenza aviaria: il virus si diffonde attraverso il piumaggio degli uccelli</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 16:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un team internazionale di ricercatori scopre una importante nuova via di trasmissione e di circolazione dei virus dell’influenza aviaria in natura Un team di scienziati, coordinati dal virologo Mauro Delogu, ricercatore presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Alma Mater-Università di Bologna assieme ai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale e del St. Jude [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-580" src="http://bericercatore.it/files/2010/06/anatra-selvatica-e1277736387321.jpg" alt="" width="550" height="362" /></p>
<p><em><strong><a title="BEricercatore" href="http://bericercatore.it/579/influenza-aviaria-il-virus-si-diffonde-attraverso-il-piumaggio-degli-uccelli/" target="_blank">Un team internazionale di ricercatori scopre una importante nuova via di trasmissione</a> e di circolazione dei virus dell’influenza aviaria in natura </strong></em></p>
<p>Un team di scienziati, coordinati dal virologo <strong>Mauro Delogu,</strong> ricercatore presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Alma Mater-<strong>Università di Bologna </strong>assieme ai ricercatori dell’I<strong>stituto Superiore di Sanità</strong>, dell’<strong>Istituto Zooprofilattico Sperimentale</strong> e del <strong>St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis</strong> hanno scoperto una nuova via di trasmissione e circolazione dei v<strong>irus dell’influenza aviaria </strong>in natura.</p>
<p><span id="more-1408"></span></p>
<p>La scoperta nasce da osservazioni ed intuizioni avvenute presso l’<strong>Oasi WWF di Orbetello</strong> (GR) durante oltre un decennio di studi sull’ecologia dei v<strong>irus influenzali </strong>e del loro rapporto con gli uccelli selvatici all’interno di un ambiente naturale protetto.</p>
<p>L’evidenza in natura di numerose anatre selvatiche che presentavano importanti concentrazioni di <strong>virus</strong> sul <strong>piumaggio</strong> ma che risultavano <strong>apparentemente non infettate</strong> dal virus dell’influenza aviaria ha aperto la porta ai tentativi di laboratorio eseguiti per giustificare quanto osservato.</p>
<p>La <strong>ricerca</strong> è così scaturita dal tentativo di giustificare come un’<strong>anatra</strong> ed un virus potessero incontrarsi in natura quando questo è disperso in enormi <strong>volumi d’acqua</strong> ed ha consentito di capire come i virus dell’influenza aviaria<strong> non incontrano l’ospite da infettare in maniera passiva e casuale</strong> mentre questi nuota ma, contrariamente a quanto noto fino ad ora, che esiste in natura un meccanismo raffinato che consente ai singoli <strong>virus</strong> dispersi nelle acque in quantità infinitesimali da soggetti infetti, di ritrovare la strada <strong>verso un nuovo animale da infettare</strong> accumulandosi attivamente sulla superficie del corpo degli uccelli.</p>
<p>Ciò avviene  perché i virus si legano saldamente ai <strong>grassi</strong> che gli uccelli utilizzano per <strong>impermeabilizzare il piumaggio</strong> arrivando così a raggiungere velocemente delle<strong> concentrazioni virali </strong>che ne permettono una nuova infezione. Questa nuova via di  nfezione sfrutta il fatto che le anatre selvatiche passano oltre il <strong>10%</strong> del loro tempo giornaliero  per  rimettere in ordine il piumaggio ed inghiottono normalmente questi grassi quali fonte naturale di <strong>vitamina D</strong>.</p>
<p>Questa modalità di adesione consente ai virus d<strong>i farsi trasportare per lunghe distanze </strong>senza essere esposti ai sistemi di difesa immunitaria dell’animale, trasformando l’infezione in un evento casuale all’interno di una finestra di tempo ben più ampia di quanto ad oggi noto. Così facendo i virus patogeni <strong>evitano di uccidere subito il loro ospite </strong>e lo trasformano in un involontario timer programmato per una probabile futura infezione. Il meccanismo scoperto spiega ampiamente quella che è stata la capacità di diffusione dall’<strong>Asia</strong> all’<strong>Europa</strong> di virus altamente patogeni quali il ben noto <strong>A/H5N1 </strong>e la loro facilità di ripresentarsi nel tempo all’interno di ecosistemi acquatici.</p>
<p>La ricerca ha dimostrato come alla <strong>circolazione virale </strong>possano partecipare attivamente anche i soggetti  già guariti dalla malattia e che fino ad ora erano ritenuti sani e non infettanti in quanto negativi alle normali indagini sanitarie. I <strong>soggetti guariti</strong> che t<strong>rasportano il virus</strong> adeso alla loro piumaggio si comportano come “<strong>falsi negativi</strong>” e possono essere in grado di trasmettere la malattia ai loro vicini di stormo recettivi attraverso la vicendevole pulizia del piumaggio.</p>
<p>I <strong>risultati</strong> innovativi di questa ricerca dimostrano l’esistenza di un sistema naturale di circolazione e trasmissione dei virus influenzali ad oggi <strong>sconosciuto</strong> e consentirà di individuare nuovi approcci mirati a ridurre il <strong>rischio sanitario </strong>che questa malattia rappresenta per l’uomo e per gli animali domestici.</p>


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		<title>Primo trapianto in Italia in Hand-Assistance</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 21:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Effettuato all&#8217;ospedale Bambin Gesù di Roma il primo trapianto di rene da vivente, tramite tecnica hand-assistance. Andrea, padre trentanovenne della piccola Martina, undici anni, ha dimostrato tutto il suo amore per la figlia, sottoponendosi ad una delicata operazione effettuata con un&#8217;innovativa procedura importata dal Minnesota. La hand-assistance garantisce minima invasività, breve periodo di degenza per [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1402" src="http://bemedico.it/files/2010/06/kidney_transplant.jpg" alt="" width="489" height="400" /></p>
<p><strong>Effettuato all&#8217;ospedale Bambin Gesù di Roma il primo trapianto di rene da vivente, tramite tecnica hand-assistance.</strong></p>
<p>Andrea, padre trentanovenne della piccola Martina, undici anni, ha dimostrato tutto il suo amore per la figlia, sottoponendosi ad una delicata operazione effettuata con un&#8217;innovativa procedura importata dal <strong>Minnesota</strong>.<br />
La<strong> hand-assistance</strong> garantisce minima invasività, breve periodo di degenza per il donatore e totale sicurezza.</p>
<p><span id="more-1401"></span>I dottori <strong>Mikel Prieto</strong> (giunto a Roma per l&#8217;occasione dalla Mayo Clinic di Rochester) e <strong>Giovanni Torino</strong> si sono occupati della fase di <strong>prelievo</strong>, effettuando in laparoscopia un piccola incisione grande a sufficienza per consentire l&#8217;ingresso della mano nell&#8217;addome.  La fase di <strong>trapianto</strong>, invece, è stata portata avanti dal primario di chirurgia del trapianto del rene, il dott. <strong>Nicola Capozza</strong>, affiancato da <strong>Giuseppe Collura</strong> e <strong>Sandra Battaglia</strong>.</p>
<p>Questa operazione rientra nell&#8217;ambito del &#8220;<em>Quinto corso sull&#8217;urologia pediatrica</em>&#8221; e promuove il progetto per la <strong>donazione da viventi</strong>.<br />
Gli studi, infatti, hanno dimostrato che quest&#8217;ultima porta notevoli <strong>vantaggi </strong>per il donatore del rene, quali l&#8217;assenza di dolore post operatorio e la necessità di non più di due giorni di degenza dopo l&#8217;intervento. Inoltre, la sopravvivenza dell&#8217;organo trapiantato da vivente risulta essere molto più lunga rispetto a quella del rene prelevato da una persona deceduta.</p>
<p>Nonostante gli ottimi risultati, in <strong>Italia </strong>i pazienti non vengono sufficientemente informati su questo tipo di procedura con la conseguenza che i centri nazionali si classificano solo agli ultimi posti nella graduatoria dei trapianti da vivente. Maggiore diffusione si registra nel Regno Unito e Svezia (13,4%), in Islanda e Paesi Bassi (22%) e in Nord America (60% nel 2000).</p>


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		<title>Tumori pediatrici in crescita, ma si può guarire</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 19:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi dieci anni, i tumori infantili registrano un aumento dell&#8217;1% annuo. Si è da poco concluso il 36° Congresso dell&#8217;Aieop (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), svoltosi al Palazzo dei Congressi di Pisa, con la partecipazione di oltre trecento specialisti da tutta Italia. Nel 90% dei casi dell&#8217;insorgere di queste malattie non esiste [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1393" title="baby" src="http://bemedico.it/files/2010/06/baby.jpg" alt="" width="506" height="405" /></p>
<p><strong>Negli ultimi dieci anni, i tumori infantili registrano un aumento dell&#8217;1% annuo.</strong></p>
<p>Si è da poco concluso il <strong>36° Congresso dell&#8217;Aieop</strong> (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), svoltosi al Palazzo dei Congressi di Pisa, con la partecipazione di oltre trecento specialisti da tutta Italia.</p>
<p><span id="more-1391"></span>Nel 90% dei casi dell&#8217;insorgere di queste malattie non esiste una causa definita. Come spiega il <strong>Dott. Giuseppe Basso</strong>, presidente della Fondazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica Ospedale Civile di Brescia, meno del 5% dei tumori pediatrici risulta avere origine <strong>ereditaria</strong>, quindi le cause vanno ricercate nell&#8217;interazione fra <strong>corredo genetico</strong> e <strong>fattori ambientali</strong>. Nel mirino ci sono innanzitutto campi elettromagnetici, radiazioni, persticidi, solventi, virus o alcol assunto dalla madre durante la gravidanza.</p>
<p>Durante il convegno sono però emersi anche dati positivi: grazie ai progressi effettuati in ambito medico-scientifico, più del <strong>70% </strong>dei pazienti affetti da tumori pediatrici <strong>guarisce completamente</strong>.<br />
Contrariamente alla conoscenza comune, casi di bambini colpiti da cancro non sono poi così rari: circa una persona su seicento si ammala entro il quindicesimo anno d&#8217;età. Queste le patologie più comuni: leucemia, tumore del sistema nervoso centrale, linfoma, neuroblastoma.</p>
<p>In evidenza un altro fenomeno in costante crescita: almeno un paziente su dieci, negli ospedali italiani , è <strong>straniero</strong>. Si tratta soprattutto di persone provenienti dall&#8217;Europa dell&#8217;est, dal Sudamerica, dal Nordafrica e dai paesi arabi.<br />
<strong>Giorgio Dini</strong>, presidente  dell&#8217;<strong>Aieop</strong>, conferma così il raggiungimento di standard qualitativi elevati delle 50 strutture di oncoematologia pediatrica italiane, sottolineando come fra nord e sud non ci siano ormai più differenze.</p>
<p>Restando in tema, a Milano è stato presentato il libro <strong>&#8220;L&#8217;assistenza ai bambini malati di tumore&#8221;</strong>, nato da un&#8217;iniziativa di <strong>Aieop </strong>e <strong>GlaxoSmithKline </strong>e pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Questo manuale si rivolge ai <strong>volontari </strong>delle strutture Aieop e ai <strong>familiari </strong>di tutti quei bambini affetti da patologie tumorali, al fine di aiutarli a comprendere il trauma e i problemi fisici e psicologici che i piccoli pazienti sono costretti ad affrontare.</p>


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		<title>Chirurgia estetica: novità e rischi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 20:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto ieri a Roma il convegno &#8220;Chirurgia plastica: tra etica ed estetica&#8221;. Tra i dati emersi, grande preoccupazione riguarda il numero di casi di interventi necessari a correggere grossolani errori. Marco Gasparotti, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, spiega: &#8220;Oggi circa il 70% degli interventi che noi facciamo è dedicato alla correzione [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1388" title="Chirurgia Estetica" src="http://bemedico.it/files/2010/06/chirurgia.jpg" alt="" width="383" height="514" /></p>
<p><strong>Si è tenuto ieri a Roma il convegno &#8220;Chirurgia plastica: tra etica ed estetica&#8221;.</strong></p>
<p>Tra i dati emersi, grande preoccupazione riguarda il numero di casi di interventi necessari a correggere grossolani errori. <strong>Marco Gasparotti</strong>, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, spiega: &#8220;Oggi circa il <strong>70% </strong>degli interventi che noi facciamo è dedicato alla <strong>correzione </strong>di precedenti operazioni mal effettuate&#8221; e punta il dito contro sedicenti medici che effettuano<strong> interventi &#8220;casalinghi&#8221;</strong>.</p>
<p><span id="more-1387"></span>Molte donne, infatti, affidano il loro corpo ad imbroglioni che si dichiarano dottori e mostrano orgogliosi false lauree e specializzazioni fasulle.  Abbagliate da costi molto ridotti e desiderose di apparire più attraenti, mettono in realtà a repentaglio la loro stessa vita.<br />
Il principale imputato è, secondo Gasparotti, <strong>internet</strong>: proprio online, donne con un livello culturale medio-basso ricercano le informazioni e i contatti necessari per raggiungere il loro obiettivo di bellezza con la minima spesa.<br />
Sale quindi l&#8217;allarme e appare evidente la necessità di una maggiore regolamentazione a riguardo.<br />
Il sottosegretario alla Salute, <strong>Francesca Martini</strong>, ha proposto un disegno di legge (già approvato dal Consiglio dei Ministri) per garantire <strong>sicurezza </strong>in materia di mastoplastica: la creazione di un registro delle protesi mammarie che permetta di mantenere una traccia degli interventi e dei dispositivi medici utilizzati.</p>
<p>Guardando invece alle novità del campo, si registra un boom di operazioni per il ringiovanimento dell&#8217;<strong>ombelico &#8220;triste&#8221; </strong>(cioè a forma di mezzaluna,  tipico dopo una gravidanza) e del <strong>pube </strong>(viene risollevata la parte che sembra cedere in avanti) e per la correzione dei <strong>lobi cadenti</strong>.</p>
<p>Si nota poi una tendenza delle pazienti ad evitare un vero e proprio intervento chirurgico ma a prediligere un procedimento <strong>meno invasivo</strong>. Esempio palese di questo trend è il crescente numero di richieste per l&#8217;aumento del seno con il proprio <strong>adipe</strong>: si effettua una piccola liposuzione ai fianchi per poi impiantare il grasso nel seno, dove l&#8217;attecchimento viene favorito dalla presenza di cellule staminali.</p>


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		<title>L&#8217;agopuntura funziona: ecco le prove</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 14:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Scoperto il meccanismo biochimico che regola l&#8217;efficacia dell&#8217;agopuntura. Da oltre 4mila anni è il trattamento più diffuso della medicina cinese tradizionale. È ormai ampiamente conosciuta e utilizzata in tutto il mondo ma i suoi meccanismi, ancora parzialmente incompresi, rendono molte persone, studiosi e non, scettici nei confronti dei reali benefici che questa tecnica comporta: [...]


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<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-1382" title="Agopuntura" src="http://bemedico.it/files/2010/06/640_BnHover.jpg" alt="" width="486" height="363" /></strong></p>
<p><strong>Scoperto il meccanismo biochimico che regola l&#8217;efficacia dell&#8217;agopuntura.</strong></p>
<p>Da oltre 4mila anni è il trattamento più diffuso della <strong>medicina cinese tradizionale</strong>.<br />
È ormai ampiamente conosciuta e utilizzata in tutto il mondo ma i suoi meccanismi, ancora parzialmente incompresi, rendono molte persone, studiosi e non, scettici nei confronti dei reali benefici che questa tecnica comporta: vero antidolorifico o effetto placebo?</p>
<p><span id="more-1376"></span>La risposta arriva dalla <strong>University of Rochester Medical Center</strong> di New York. Lo studio, guidato dalla Dottoressa <strong>Maiken Nedergaard</strong> e pubblicato sulla rivista <em>Nature Neuroscience</em>, è riuscito a fornire informazioni scientifiche in merito al processo attraverso il quale l&#8217;agopuntura allevia il dolore.</p>
<p>Da quanto emerso, l&#8217;azione degli aghi, inseriti in specifici punti del corpo, comporta la produzione di <strong>adenosina</strong>, sostanza in grado di diminuire il male fisico e favorire il sonno.</p>
<p>I ricercatori hanno trattato con agopuntura un gruppo di topi con dolori alle zampe.<br />
Esaminando i tessuti interessati, si è registrato un aumento della concentrazione di adenosina, ventiquattro volte maggiore del normale e una conseguente diminuzione della sofferenza.<br />
Come controprova, sono stati neutralizzati i ricettori che si attivano in risposta a questa molecola: gli effetti benefici degli aghi erano svaniti in quanto l&#8217;adenosina non era più in grado di agire.<br />
In ultimo, gli scienziati hanno sperimentato l&#8217;azione della <strong>deossicoformicina</strong>, un farmaco utilizzato nella cura di alcune leucemie, in grado di inibire la &#8220;digestione&#8221; dell&#8217;adenosina nei tessuti; questa sostanza, che permette quindi alla molecola di rimanere in circolo più a lungo, assunta in concomitanza con un trattamento di agopuntura, garantisce un effetto analgesico notevolmente più duraturo.</p>
<p>Secondo i dati riportati <strong>dall&#8217;Associazione Italiana Agopuntura</strong>, sono 6milioni gli italiani che ricorrono a questa tecnica di medicina cinese. 12mila, invece, risultano i medici agopuntori (registrati dalla <strong>Società italiana di Farmacognosia</strong> &#8211; Siphar), cifra che posiziona l&#8217;Italia al terzo posto nel mondo, dopo Cina e Giappone.</p>


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		<title>Sperimentato il vaccino contro il tumore al seno</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 19:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cancro]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se dovesse funzionale negli esseri umani come sulle cavie, potremmo eliminare il tumore alla mammella&#8221;. Con queste parole, l&#8217;immunologo Vincent Tuohy presenta i risultati della sperimentazione in laboratorio del vaccino contro il cancro al seno. Lui e il suo team della Cleveland Clinic Learner Research Institute, nell&#8217;Ohio (Usa), hanno infatti creato un siero che sembra [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1372" title="Timore al seno" src="http://bemedico.it/files/2010/06/seno.jpg" alt="" width="496" height="372" /></p>
<p><strong>&#8220;Se dovesse funzionale negli esseri umani come sulle cavie, potremmo eliminare il tumore alla mammella&#8221;.</strong><br />
Con queste parole, l&#8217;immunologo <strong>Vincent Tuohy</strong> presenta i risultati della sperimentazione in laboratorio del <strong>vaccino </strong>contro il <strong>cancro al seno</strong>.</p>
<p><span id="more-1370"></span>Lui e il suo team della <strong>Cleveland Clinic Learner Research Institute</strong>, nell&#8217;Ohio (Usa), hanno infatti creato un siero che sembra essere in grado di <strong>prevenire </strong>questa diffusa forma di tumore, andando a colpire e neutralizzare una <strong>proteina </strong>riscontrata comunemente in tale neoplasia.</p>
<p>Ottimo l&#8217;esito dei test su <strong>cavie</strong>. Un gruppo di topi è stato vaccinato con una sostanza contenente a-lactalbumina, <strong>antigene </strong>anticancro, mentre ad un secondo gruppo è stato somministrato un siero privo di principio attivo.<br />
Ebbene, tutti i topi trattati con l&#8217;antigene non hanno sviluppato il cancro; gli altri si sono ammalati.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è ora la <strong>sperimentazione umana</strong> che, in caso di successo, permetterebbe alle esponenti del gentil sesso di vaccinarsi contro il tumore alla mammella secondo gli stessi principi con cui si prevengono oggi le malattie infantili.<br />
Tale fase dello studio avrà inizio nel <strong>2011 </strong>e coinvolgerà donne volontarie, over 40. Questa soglia di età è stata stabilita in quanto racchiude statisticamente maggiori probabilità di sviluppo del tumore. Inoltre, il vaccino interferisce con la produzione di latte materno, quindi è necessario lavorare su persone che presentano limitate possibilità di rimanere incinte.</p>
<p>Gli studiosi però avvertono che per vedere il prodotto sul mercato potremmo dover aspettare ancora anni.</p>


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		<title>Lavarsi i denti riduce il rischio d&#8217;infarto</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 17:04:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Stoia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Università Estere]]></category>
		<category><![CDATA[igiene orale]]></category>
		<category><![CDATA[malattie cardiovascolari]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1361" title="Lavarsi i denti" src="http://bemedico.it/files/2010/05/Lavarsi-i-denti.jpg" alt="" width="440" height="461" /></p>
<p><strong>Una corretta igiene orale allontana l&#8217;insorgere di infezioni batteriche pericolose per il cuore.</strong></p>
<p>Questo è quanto emerso da uno studio volto a comprendere le relazioni tra <strong>igiene orale</strong> e <strong>malattie cardiache</strong>, pubblicato sul <strong>British Medical Journal</strong>, rivista medica settimanale del Regno Unito.</p>
<p><span id="more-1360"></span></p>
<p>Un gruppo di ricercatori della <strong>University College London</strong>, guidati da <strong>Richard Watt</strong>, ha analizzato, per un periodo di otto anni, un campione di 11869 persone, uomini e donne, tutti di età superiore ai 35 anni e residenti in Scozia.<br />
Partendo da tesi elaborate in studi simili negli anni passati, sono stati considerati dati relativi alla <strong>salute dei denti </strong>(numero e frequenza di visite dal dentista, abitudini igieniche, ecc.) e informazioni riguardanti la storia medica della persona, con particolare attenzione a casi di <strong>malattie cardiache</strong> in famiglia o altri fattori di rischio.<br />
Alla fine dello studio, sono stati registrati 555 eventi cardiovascolari, di cui 170 infarti letali. In sostanza, chi non si lava i denti <strong>almeno 2 volte al giorno</strong> presenta circa il<strong> 70% </strong>di probabilità in più di essere colpito da patologie cardiache, rispetto a chi invece vanta ottime abitudini in materia di igiene orale.</p>
<p>Secondo <strong>Judy O&#8217;Sullivan</strong>, della <strong>British Hearth Foundation</strong>, la causa di questo legame è un <strong>batterio </strong>che, annidandosi nel cavo orale, provoca infiammazioni tali da ostruire arterie e provocare problemi cardiovascolari.</p>
<p>Gli scienziati quindi raccomandano, fin da piccoli, un uso costante di <strong>spazzolino </strong>e <strong>filo interdentale</strong> per la salute di <strong>denti </strong>e <strong>cuore</strong>.</p>


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