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	<title>Be Medico &#124; Medicina on line: norme, prevenzione, ricerca e terapie</title>
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	<description>Il blog sulla professione di medico con consigli e cure, info sulla prevenzione e sulla ricerca, terapie ed eventi di medicina e chirurgia.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Oct 2011 13:11:22 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Medicina rigenerativa: nanotecnologie per differenziare le cellule staminali</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 12:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[medicina rigenerativa]]></category>
		<category><![CDATA[nanotecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Si aprono nuove prospettive per il futuro della medicina rigenerativa dei tessuti, grazie alle nuove tecniche della nanotecnologia è possibile differenziare le cellule staminali con minori rischi. Una strada sulla quale sono incamminati diversi team di ricerca nel mondo, che registra un passo avanti grazie ai ricercatori del progetto NanoScale, promosso da un consorzio multidisciplinare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1507" src="http://bemedico.it/files/2011/07/img_0071.jpg" alt="Nanotecnologie cellule staminali" width="450" height="336" /></p>
<p><em><strong>Si aprono nuove prospettive per il futuro della medicina rigenerativa dei tessuti, grazie alle nuove tecniche della nanotecnologia è possibile differenziare le cellule staminali con minori rischi.</strong></em></p>
<p>Una strada sulla quale sono incamminati diversi team di ricerca nel mondo, che registra un passo avanti grazie ai ricercatori del progetto <strong>NanoScale</strong>, promosso da un consorzio multidisciplinare coordinato dal <strong>prof. Vincent Torre</strong> della SISSA di <strong>Trieste </strong>e costituito da cinque centri europei di eccellenza (SISSA, IOM-CNR &#8211; insediato in AREA Science Park -, ENS &#8211; Ecole Normale Supérieure di Parigi, NMI -Naturwissenschaftliches und Medizinisches Institut di Reutlingen e DTU &#8211; Technical University Denmark di Copenaghen) e da <strong>piccole imprese high-tech italiane e tedesche </strong>(Glance Vision Srl, Multi Channel Systems Gmbh, Promoscience srl di AREA Science Park).</p>
<p><span id="more-1506"></span></p>
<p>Partito nel 2008 e oggi in fase conclusiva, il progetto, finanziato dalla <strong>Commissione Europea</strong> con circa<strong> 3 milioni di euro</strong>, si è concentrato sull’influenza di substrati con geometrie definite a livello nanometrico sulla differenziazione in vitro di neuroni e la formazione di reti neurali, eventi e reazioni che avvengono alla scala di 1 Angstrom, ovvero un decimillesimo di micron.</p>
<p>Grazie a una serie di nuovi <strong>nanodispositivi </strong>che integrano in un singolo chip molteplici funzioni proprie dell’attività di laboratorio (i cosiddetti Lab-On-Chip), nati dalla collaborazione tra scienziati e imprese industriali, si è riusciti a ottenere una migliore mappatura delle interazioni tra cellule e substrati. Gli esperimenti realizzati hanno dimostrato, in particolare, che, grazie all’uso di <strong>substrati </strong>con strutture a <strong>nanopillars </strong>(nanopilastri), si registra una maggiore e più rapida differenziazione delle cellule staminali in cellule neuronali rispetto a quanto avviene con substrati tradizionali.</p>
<p>Il dato saliente è che con questa tecnica è possibile ottenere la <strong>differenziazione cellulare</strong> in laboratorio senza l’utilizzo di <strong>agenti biochimici stimolanti</strong>, che comportano un rischio di proliferazione incontrollata, dunque di tumore, abbastanza elevato. E’ bene sottolineare che non si tratta di risultati definitivi, poiché restano ancora da chiarire pienamente i meccanismi genetici che influiscono sullo sviluppo cellulare indotto.</p>
<p>Fonte immagine: ilgiornale.it</p>
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		<title>Università Bicocca: primo Master in Medicine non convenzionali</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 15:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Master]]></category>
		<category><![CDATA[medicine non convenzionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il settore delle cure non convenzionali è in forte espansione grazie alla posizione favorevole espressa dall’Unione Europea. L’Università di Milano-Bicocca attiva per l’anno accademico 2011-2012 la prima edizione del master di primo livello in Sistemi sanitari, medicine tradizionali e non convenzionali. Nato come progetto dell’Osservatorio e Metodi per la Salute, diretto dalla professoressa Mara Tognetti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1502" src="http://bemedico.it/files/2011/06/Università-Milano-Bicocca.jpg" alt="Università Milano Bicocca" width="550" height="379" /></p>
<p><em><strong>Il settore delle cure non convenzionali è in forte espansione grazie alla posizione favorevole espressa dall’Unione Europea. </strong></em></p>
<p>L’<strong>Università di Milano-Bicocca</strong> attiva per l’anno accademico 2011-2012 la prima edizione del <strong>master di primo livello in Sistemi sanitari, medicine tradizionali e non convenzionali</strong>. Nato come progetto dell’Osservatorio e Metodi per la Salute, diretto dalla professoressa <strong>Mara Tognetti</strong>, il master è rivolto a laureati triennali e diplomati universitari provenienti da tutte le facoltà e a professionisti come medici, operatori ASL e  dirigenti del settore pubblico e privato.</p>
<p><span id="more-1501"></span></p>
<p>L’obiettivo è quello di formare<strong> figure professionali</strong> in grado di integrare gli aspetti clinico assistenziali dei diversi tipi di cura con quelli gestionali, economici e relazionali. Tra le materie di studio, sistemi di welfare per la salute, biomedicina tradizionale e non convenzionale, organizzazione e gestione di servizi sanitari.</p>
<p>Le <strong>medicine non convenzionali</strong> attualmente riconosciute come socialmente rilevanti dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sono nove e comprendono terapie a base di preparati naturali, come la fitoterapia, sistemi di pratiche ispirate alle filosofie orientali sull’energia vitale, come l’ayurvedica o la medicina tradizionale cinese, e trattamenti manuali come l’agopuntura e la chiropratica. Il ricorso a questi tipi di cura è in crescita e c’è una spinta sempre più forte dalle istituzioni, a partire dall’Unione Europea, perché questi tipi di terapia vengano inclusi tra le cure previste dai servizi sanitari regionali.</p>
<p>L<strong>e prospettive occupazionali </strong>per i futuri diplomati del master sono molto buone – in proiezione si parla di diverse migliaia di occupati nel settore &#8211; sia nelle strutture pubbliche sia nel privato: i neodiplomati in “Sistemi sanitari, medicine tradizionali e non convenzionali. A prova dell’interesse del mercato del lavoro nei confronti del progetto, il master si avvale del sostegno e della collaborazione di partner privati come Guna, una delle principali aziende italiane nel settore della produzione e distribuzione di prodotti omeopatici, e Weleda Italia, distributore di preparati e cosmetici antroposofici.</p>
<p>L’attività formativa del master è strutturata su<strong> 1500 ore, di cui 400 di stage</strong>. L’attività didattica del master avrà inizio il <strong>7 ottobre 2011</strong> e si concluderà<strong> 29 giugno 2012</strong>. La quota di partecipazione al master è di <strong>3.000 euro</strong>, sono previste borse di studio. La scadenza per l’iscrizione è il 6 luglio 2011.</p>
<p>Fonte immagine: mib.infn.it</p>
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		<title>MilleGPG: un &#8220;cruscotto informatico&#8221; al fianco dei medici di famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 14:32:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[software]]></category>

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		<description><![CDATA[È in arrivo un innovativo software rivolto ai camici bianchi che facilita la gestione del paziente e consente anche una riduzione i costi. Si chiama MilleGPG e non è altro che un software di ultima generazione sviluppato da Genomedics e Millennium su indicazioni della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale) per supportare i medici di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1498" src="http://bemedico.it/files/2011/06/MilleGPG.png" alt="MilleGPG" width="520" height="363" /></p>
<p><em><strong>È in arrivo un innovativo software rivolto ai camici bianchi che facilita la gestione del paziente e consente anche una riduzione i costi.</strong></em></p>
<p>Si chiama <strong>MilleGPG</strong> e non è altro che un software di ultima generazione sviluppato da <strong>Genomedics</strong> e <strong>Millennium</strong> su indicazioni della <strong>SIMG</strong> (Società Italiana di Medicina Generale) per supportare i medici di famiglia nel Governo clinico delle <strong>Cure primarie.</strong></p>
<p><span id="more-1497"></span></p>
<p>Lanciato ufficialmente da pochi mesi, è già stato scelto da un’ampia platea di <strong>generalisti</strong> che continua ad allargarsi giorno dopo giorno. E al Sanit 2011, ospitato al Palazzo dei Congressi di Roma, sono stati presentati i primi <strong>esempi applicativi</strong> dello strumento, il cui principale pregio è quello di offrire un vero e proprio “cruscotto informatico” orientato all’eccellenza professionale.</p>
<p><em>“MilleGpg </em>– sottolinea <strong>Claudio Cricelli</strong>, presidente della <strong>SIMG</strong> &#8211; <em>servirà alla medicina generale di domani non soltanto per indirizzare la <strong>qualità delle cure</strong> ma anche per misurare questa qualità. Siamo alla vigilia di una rivoluzione che vedrà l’applicazione dei <strong>costi </strong>standard nel governo economico della Sanità, noi disponiamo già oggi di uno strumento che aiuta a identificare l’appropriatezza delle prestazioni in termini di risultati percepiti dai cittadini”. </em></p>
<p><em>“Il software </em>– spiega <strong>Gerardo Medea</strong>, responsabile per la <strong>SIMG</strong> del progetto <strong>MilleGPG</strong> – offre un’ampia gamma di opportunità: il medico può fare audit, può svolgere <strong>ricerca clinica in tempo reale </strong>– <em>attraverso il collegamento in rete con gli altri medici che usano lo strumento – può migliorare l’<strong>appropriatezza terapeutica</strong> con effetti positivi sulla sicurezza del paziente e sull’efficienza del sistema, infine può<strong> dialogare con gli amministratori sanitari </strong>in una nuova modalità di analisi dei comportamenti clinico-prescrittivi che certamente è più gradita ai generalisti rispetto ai vecchi report economici”.</em></p>
<p>Fonte immagine: Millegpg.it</p>
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		<title>Vaccino anti-Aids: al via la prima fase di sperimentazione</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 10:05:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino anti Aids]]></category>

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		<description><![CDATA[Parte la nuova sperimentazione della proteina Tat associata a Env in volontari sani condotta da  Centro Nazionale Antiaids dell’ISS Il Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità avvia la prima fase del programma di sperimentazione clinica del vaccino preventivo dell’infezione da HIV (studio ISS P-002) basato su un vaccino che associa alla proteina Tat, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1494" src="http://bemedico.it/files/2011/06/vaccino.jpg" alt="vaccino" width="500" height="375" /></p>
<p><em><strong>Parte la nuova sperimentazione della proteina Tat associata a Env in volontari sani condotta da  Centro Nazionale Antiaids dell’ISS</strong></em></p>
<p>Il C<strong>entro Nazionale AIDS </strong>dell<strong>’Istituto Superiore di Sanità </strong>avvia la prima fase del programma di sperimentazione clinica del <strong>vaccino preventivo </strong>dell’infezione da HIV (studio ISS P-002) basato su un vaccino che associa alla <strong>proteina Tat</strong>, che è già in fase avanzata di sperimentazione in studi clinici terapeutici di<strong> Fase II </strong>in Italia e Sud Africa, la proteina <strong>Env</strong> fornita da <strong>Novartis</strong> nell’ambito di una collaborazione nel progetto europeo AVIP.</p>
<p><span id="more-1492"></span></p>
<p>Le proteine <strong>Tat</strong> ed <strong>Env</strong> sono state già sperimentate singolarmente in studi clinici effettuati nell’uomo ed entrambe si sono dimostrate <strong>sicure</strong> e<strong> ben tollerat</strong>e, mentre l’associazione dei due prodotti è stata sperimentata ad oggi solo in modelli animali dove si è dimostrata  sicura, ben tollerata ed in grado di <strong>prevenire</strong> efficacemente l’infezione da HIV.</p>
<p><em>&#8220;Il percorso di studi che continuiamo a portare avanti e i successi finora ottenuti con la sperimentazione della proteina Tat ci hanno spinti a esplorare ulteriormente le <strong>potenzialità</strong> di questa molecola attraverso la messa a punto di un vaccino di seconda generazione</em> &#8211; ha affermato<strong> Enrico Garaci </strong>presidente dell’ISS <em>- Lo faremo attraverso l’associazione a un’altra proteina per potenziarne gli effetti preventivi” </em></p>
<p>Il nuovo<strong> studio ISS P-002</strong>, che coinvolgerà tre centri clinici italiani di eccellenza (la Divisione di Malattie Infettive del Policlinico di Modena; la Divisione di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza; la Dermatologia Infettiva dell’IFO &#8211; San Gallicano di Roma), è stato approvato dalle autorità regolatorie e dai comitati etici competenti. La sperimentazione verrà condotta su<strong> 50 soggetti sani</strong>, adulti (età compresa tra i 18 ed i 55 anni) ed ha l’obiettivo di valutare la <strong>sicurezza</strong> e l’<strong>immunogenicità</strong> del nuovo candidato vaccinale.</p>
<p>Le proteine Tat e Env  verranno somministrate secondo un regime di “<strong>prime-boost</strong>”, che consiste in 3 inoculi per via intradermica seguiti da 2 ulteriori somministrazioni di “<strong>richiamo</strong>” per via intramuscolare. Le persone interessate a partecipare alla sperimentazione del vaccino dovranno rivolgersi direttamente ai tre centri clinici coinvolti, dove un’equipe medica multidisciplinare seguirà i volontari per l’intera durata dello studio.</p>
<p>Fonte immagine: figliefamiglia.it</p>
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		<item>
		<title>Obesità: ridurre il rischio insufficienza renale con un Ace-inibitore</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 13:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gloria Soresi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[insufficenza renale]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Ramipril]]></category>

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		<description><![CDATA[Ridurre il rischio di insufficienza renale allo stadio terminale nei pazienti obesi è possibile grazie alla somministrazione di un Ace-inibitore. A dirlo un recente studio. Un italiano su dieci circa soffre di obesità, uno su quattro è in sovrappeso e la situazione non è certo migliore negli Stati Uniti, dove ben il 25% degli americani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1489" src="http://bemedico.it/files/2011/05/obesità.jpg" alt="obesità" width="500" height="300" /></p>
<p><em><strong>Ridurre il rischio di insufficienza renale allo stadio terminale nei pazienti obesi è possibile grazie alla somministrazione di un Ace-inibitore. A dirlo un recente studio.</strong></em></p>
<p>Un italiano su dieci circa soffre di <strong>obesità</strong>, uno su quattro è in <strong>sovrappeso</strong> e la situazione non è certo migliore negli<strong> Stati Uniti</strong>, dove ben il 25% degli americani risulta oversize e, cosa ancor più preoccupante, è obeso un paziente su quattro che inizia la dialisi.</p>
<p><span id="more-1488"></span></p>
<p>In questo ambito di ricerca, il team dell’Ibim-Cnr di Reggio Calabria e i ricercatori dell’Istituto Mario Negri di Bergamo hanno effettuato una nuova analisi dello studio Ramipril Efficacy in Nephrology (Rein) appena pubblicata sul Journal of American Society of Nephrology (JASN). Lo studio riguarda il ruolo del <strong>Ramipril</strong>, un <strong>inibitore</strong> dell’enzima che regola la sintesi dell’ormone angiotensina II, prodotto in larga preponderanza dal rene ma anche dalle arterie e dal cuore, fondamentale per il controllo del tono vascolare e del circolo renale.</p>
<p><em>“Alti livelli di angiotensina II possono determinare un aumento della pressione arteriosa e, al contempo, un’alta pressione di filtrazione nei glomeruli renali, una delicatissima e fondamentale componente microscopica dei reni”,</em> spiega <strong>Zoccali</strong>. L’indagine ha analizzato i dati di un precedente studio randomizzato, <strong>placebo-controllo,</strong> che aveva esaminato gli effetti del <strong>Ramipril</strong> in 337 pazienti adulti di ambo i sessi, con malattie renali proteinuriche (presenza di proteine nelle urine) non correlate al diabete. La velocità di progressione di queste malattie e gli effetti del Ramipril sono stati poi confrontati nei pazienti obesi e in sovrappeso rispetto a quelli normopeso.</p>
<p><em>“Dalla ricerca è emerso che il Ramipril <strong>ha abbassato notevolmente il rischio di progressione</strong> verso la fase terminale dell’<strong>insufficienza renale</strong> in tutte e tre le categorie ponderali (normopeso, sovrappeso e obesità), ma l&#8217;entità della riduzione del rischio è risultata maggiore per i pazienti obesi, circa l’86% rispetto al 45% di quelli normope</em>so”, rileva il ricercatore dell’Ibim-Cnr. “<em>Questa osservazione è importante in quanto, nei pazienti trattati con placebo, gli obesi erano proprio la categoria a rischio più alto di sviluppare nefropatia all&#8217;ultimo stadio, con un rischio più che doppio di finire in dialisi rispetto ai normopeso”.</em></p>
<p>Rimane ancora da dimostrare, conclude <strong>Zoccali</strong>,<em> “se gli <strong>Ace-inibitor</strong>i come il <strong>Ramipril</strong> hanno lo stesso effetto protettivo anche nei pazienti con più bassi livelli di proteinuria o in totale assenza, in attesa di conferma anche dei risultati della ricerca su studi effettuati in pazienti di altre etnie. È però confermato che l’uso del Ramipril e, probabilmente, l’uso di altri Ace inibitori non solo è in grado di ridurre la pressione arteriosa ma anche di correggere l’aumento della pressione di filtrazione a livello glomerulare, così risultando utile nel ritardare la progressione della malattia renale nei pazienti obesi”.</em></p>
<p>Fonte immagine: blog.panorama.it</p>
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		<title>Chirurghi: &#8220;Sono opportuni i controlli antidroga&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 12:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi e Norme]]></category>
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		<category><![CDATA[droga]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo i recenti episodi di cronaca, la proposta di estendere ai medici i test è sostenuta dallo stesso CIC, che però precisa: &#8220;La categoria va però difesa da attacchi infondati&#8221; “Siamo d’accordo con la proposta di sottoporre i chirurghi ai test antidroga, purché l’iniziativa non risponda a una logica politica demagogica e populista”. Il prof. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1485" src="http://bemedico.it/files/2011/02/chirurgo.jpg" alt="chirurghi" width="500" height="335" /></p>
<p><em><strong>Dopo i recenti episodi di cronaca, la proposta di estendere ai medici i test è sostenuta dallo stesso CIC, che però precisa: &#8220;La categoria va però difesa da attacchi infondati&#8221;</strong></em></p>
<p>“<em>Siamo d’accordo con la proposta di sottoporre i <strong>chirurghi </strong>ai <strong>test antidroga</strong>, purché l’iniziativa non risponda a una logica politica demagogica e populista</em>”. Il <strong>prof. Pietro Forestieri</strong>, presidente del <strong>Collegio Italiano dei Chirurghi </strong>(CIC), sottolinea l’importanza di distinguere la delicatezza della professione del chirurgo dai recenti episodi di cronaca in cui è emerso che un ginecologo napoletano si faceva recapitare la <strong>cocaina </strong>nella clinica privata in cui operava.</p>
<p><span id="more-1480"></span></p>
<p>Il <strong>Dipartimento nazionale delle politiche Antidroga</strong> ha proposto alle Regioni di includere nella lista dei lavori sensibili da sottoporre a controlli anche i medici (in particolare i chirurghi). “<em>È necessario partire dal presupposto dell’assoluta specificità e dell’elevata adeguatezza sociale della nostra attività</em> – continua il prof. Forestieri -. <em>I chirurghi italiani, in questi ultimi anni, sono stati oggetto di continue<strong> campagne mediatiche</strong>, nelle quali sono stati destinatari di insulti volgari e di <strong>accuse </strong>del tutto destituite di <strong>fondamento</strong>.</em>&#8221;</p>
<p>&#8220;<em>Alla nostra categoria sono state dedicate varie copertine di prestigiosi settimanali e molte prime pagine di autorevoli quotidiani. Una continua e ottusa politica di <strong>delegittimazione </strong>non solo indebolisce una specifica categoria <strong>professionale</strong>, ma causa un danno sostanziale ad un patrimonio etico-scientifico di inestimabile valore ed un vero e proprio danno sociale, depauperando una risorsa fondamentale</em>”.</p>
<p>Infine un appello a migliorare le <strong>leggi </strong>vigenti, per porre un freno alla vulnerabilità crescente di tutti, medici e cittadini. “<em>Sono indispensabili e non più dilazionabili interventi legislativi in tema di <strong>responsabilità civile</strong>, penale (ferma al Codice Rocco del 1930), governo clinico, governo delle tecnologie e risk management </em>– conclude il prof. Forestieri.</p>
<p>Queste materie sono intimamente connesse e non possono essere disgiunte. Leggi orientate in tal senso, che sembravano di imminente applicazione, sono ancora in fase di stallo ed il governo clinico e la <strong>responsabilità professionale</strong> sono oggetto di iter differenziati. Bisogna, invece, che si raggruppi tutta la materia in un unico corpo e che si definiscano principi assoluti. La <strong>chirurgia </strong>è in continua e rapida evoluzione e non dipende più soltanto dalla propensione naturale e dalle capacità del singolo, ma è sempre più fortemente condizionata dalle situazioni e dalle contingenze. Senza dimenticare l’importanza di riconoscere un adeguato trattamento economico, basterebbe infatti confrontare il potere di acquisto dello stipendio di un primario chirurgo degli anni ’70 con quello odierno”.</p>
<p>Fonte immagine: Genio.virgilio.it</p>
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		</item>
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		<title>Tumori dei bambini: genitori e medici insieme per combatterli</title>
		<link>http://bemedico.it/1476/tumori-dei-bambini-genitori-e-medici-insieme-per-combatterli/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 11:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[News Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Si celebra oggi in 78 Paesi la giornata mondiale di sensibilizzazione. Il prof. Porta (presidente AIEOP): “Ogni anno in Italia 1500 nuovi casi. Il 75% può essere curato con successo. Vogliamo estendere i programmi di ricerca alle cure palliative”. Genitori, medici, autorità sanitarie e istituzionali uniti in un’alleanza globale contro i tumori pediatrici. Si celebra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1477" src="http://bemedico.it/files/2011/02/AIEOP.jpg" alt="Tumori dei bambini: genitori e medici insieme per combatterli" width="206" height="290" /></p>
<p><em><strong>Si celebra oggi in 78 Paesi la giornata mondiale di sensibilizzazione.  Il prof. Porta (presidente AIEOP): “Ogni anno in Italia 1500 nuovi casi.  Il 75% può essere curato con successo. Vogliamo estendere i programmi  di ricerca alle cure  palliative”. </strong></em></p>
<p><strong>Genitori</strong>, <strong>medici</strong>, <strong>autorità </strong>sanitarie e istituzionali uniti in  un’<strong>alleanza globale</strong> contro i <strong>tumori pediatrici</strong>. Si celebra oggi la  <strong>IX  Giornata Mondiale contro il cancro infantile</strong>, promossa in 78 Paesi dalla  Confederazione Internazionale delle organizzazioni dei genitori di  bambini affetti da tumori e leucemie (ICCCPO). Roma (Sala Protomoteca  del Comune, dalle 9 alle 13) ospita il Convegno “<strong>L’amore cura –  Combattere i tumori infantili: le sfide del futuro</strong>”, organizzato dalla  FIAGOP (Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia  Pediatrica) e dall’AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia ed  Oncologia Pediatrica).</p>
<p><span id="more-1476"></span></p>
<p>“<em>Ogni anno in Italia</em> – spiega il <strong>prof. Fulvio Porta</strong>, presidente AIEOP – <em> circa 1500 bambini sono colpiti da una <strong>neoplasia</strong>, con un incremento  annuo stimato tra l’1,5 e il 2 per cento. Il 75% dei piccoli può essere  <strong>curato con successo</strong> e condurre una <strong>vita assolutamente normale</strong> da adulto.  Sono stati fatti enormi <strong>progressi </strong>nella <strong>diagnosi </strong>e nella <strong>terapia</strong>. La  sfida da vincere è quella di <strong>migliorare le possibilità di guarigione</strong> in  modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Non va dimenticato che <strong> l’oncologia pediatrica italiana è all’avanguardia</strong>, infatti il 10% dei  piccoli pazienti oncologici arriva dall’estero nei nostri ospedali. Un  obiettivo è quello di sviluppare programmi di ricerca e interventi  psicosociali estesi alla <strong>terapie di supporto</strong> e a quelle <strong>palliative</strong>. Si  pone inoltre il problema di contrastare, nei prossimi anni, l’incremento  dei tumori infantili attraverso possibili<strong> interventi preventivi</strong>.</em>”</p>
<p>Il convegno è l’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte  dell’oncologia pediatrica nel nostro Paese e ha il patrocinio del Comune  di Roma, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero  della Salute e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.</p>
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		<title>Ospedali Usa: assunzioni a rischio per i fumatori</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 15:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[assunzioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuova tendenza negli ospedali Usa: la dipendenza dalle &#8220;bionde&#8221; può comportare la mancata assunzione. Sta prendendo sempre più piede negli Stati Uniti la decisione, già presa da numerosi ospedali americani, di non assumere nelle strutture sanitarie personale dipendente da nicotina. Questa è la scelta operata da alcune strutture in Florida, Missouri, Ohio, Pennsylvania, Tennessee e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1473" src="http://bemedico.it/files/2011/02/fumo.jpg" alt="Ospedali Usa: assunzioni a rischio per i fumatori" width="502" height="333" /></p>
<p><em><strong>Nuova tendenza negli ospedali Usa: la dipendenza dalle &#8220;bionde&#8221; può comportare la mancata assunzione.</strong></em></p>
<p>Sta prendendo sempre più piede negli <strong>Stati Uniti</strong> la decisione, già presa da numerosi <strong>ospedali americani</strong>, di non assumere nelle<strong> strutture sanitarie personale dipendente da nicotina</strong>. Questa è la scelta operata da alcune strutture in Florida, Missouri, Ohio, Pennsylvania, Tennessee e Texas, insieme ad altri che già dallo scorso anno hanno <strong>bloccato le assunzioni di personale fumatore</strong>.</p>
<p><span id="more-1472"></span></p>
<p>Esemplare il caso di un ospedale del <strong>Massachusetts</strong>, che ha già iniziato a sottoporre gli <strong>aspiranti dipendenti</strong> a <strong>test della nicotina </strong>per certificare di non essere dipendenti dal diffuso vizio della &#8220;bionda&#8221;: ”<em>Desideriamo offrire un <strong>ambiente sano</strong> ai nostri dipendenti e ai nostri pazienti</em>”, questo il commento di un portavoce dell’<strong>Anna Jacques Hospital</strong> di <strong>Newburyport</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dichiarato è dunque quello di offrire un <strong>ambiente più salutare</strong>, ma certamente anche quello di <strong>aumentare la produttività</strong> dei dipendenti. L&#8217;iniziativa ha prevedibilmente scatenato<strong> numerose polemiche</strong>, oltre che accuse di <strong>violazione della privacy</strong>, ma incassa qui in <strong>Italia</strong> l&#8217;<strong>approvazione</strong> del <strong>Codacons</strong> e dell&#8217;<strong>associazione Articolo32</strong>, da anni impegnate nella <strong>lotta al fumo</strong>: “<em><strong>Fanno bene</strong> gli ospedali a non assumere fumatori</em> – afferma il presidente Codacons, <strong>Carlo Rienzi</strong> – <em>in Italia siamo distanti anni luce da misure simili. Basti pensare che nei nosocomi del nostro paese ancora<strong> si fuma in barba ai divieti</strong>, e addirittura sono stati segnalati casi di <strong>fumo in sala operatoria!</strong></em>”.</p>
<p>“<em>Servirebbe fare <strong>controlli</strong> e <strong>applicare</strong> le <strong>norme</strong>, <strong>licenziando</strong> medici e paramedici che fumano all’interno degli ospedali</em>” – conclude <strong>Rienzi</strong>.</p>
<p>Fonte immagine: Salute.pourfemme.it</p>
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		<title>Biotestamento: per 8 chirurghi su 10 la nutrizione artificiale non può essere imposta</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 15:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi e Norme]]></category>
		<category><![CDATA[Testamento Biologico]]></category>
		<category><![CDATA[cure forzate]]></category>
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		<category><![CDATA[volontà]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati di un sondaggio condotto dal Collegio Italiano dei Chirurghi (C.I.C.): no alle cure forzate. A febbraio il dibattito alla Camera. Il 73% dei chirurghi ritiene che la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale siano trattamenti medici e che, quindi, siano materia di adeguato e specifico consenso informato. Perciò, contrariamente a quanto previsto dall’attuale disegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1470" src="http://bemedico.it/files/2011/01/testamento-biologico.jpg" alt="Biotestamento: per 8 chirurghi su 10 la nutrizione artificiale non può essere imposta" width="293" height="406" /></p>
<p><em><strong>I risultati di un sondaggio condotto dal Collegio Italiano dei Chirurghi (C.I.C.): no alle cure forzate. A febbraio il dibattito alla Camera.</strong></em></p>
<p>Il 73% dei chirurghi ritiene che la<strong> nutrizione artificiale</strong> e l’<strong>idratazione artificiale</strong> siano trattamenti medici e che, quindi, siano materia di adeguato e specifico <strong>consenso informato</strong>. Perciò, contrariamente a quanto previsto dall’attuale <strong>disegno di legge </strong>che verrà <strong>discusso nelle prossime settimane alla Camera</strong>, possano essere oggetto di “<strong>dichiarazione anticipata di trattamento</strong>” (D.A.T.). Il dato emerge dal <strong>sondaggio </strong>promosso dal <strong>Collegio Italiano dei Chirurghi </strong>(C.I.C.), condotto sui Membri dei Consigli Direttivi delle Società scientifiche afferenti (746 risposte su 1.050 questionari inviati).</p>
<p><span id="more-1469"></span></p>
<p>Il campione è, pertanto, estremamente importante sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. “<em>Abbiamo voluto interrogarci su un tema che interessa quotidianamente la nostra professione</em>&#8221; spiega il <strong>prof. Pietro Forestieri</strong>, <strong>presidente C.I.C.</strong> &#8220;<em>Non sono emersi dubbi sull’assoluta necessità di varare una <strong>legge </strong>il più possibile <strong>condivisa </strong>su un argomento così delicato. Per l’81% dei chirurghi, infatti, una <strong>legge sul testamento biologico</strong> è <strong>indispensabile</strong>. E il 70% ritiene che quanto stabilito dal paziente nelle dichiarazioni anticipate di trattamento abbia <strong>valore vincolante </strong>e non semplicemente orientativo per il medico</em>”.</p>
<p>Ecco i dati più importanti del sondaggio. Il <strong>97% dei chirurghi</strong> è concorde sull’<strong>astensione dall’ostinazione in trattamenti</strong> diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato o un miglioramento della qualità della vita. Il 92% ritiene, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà, di dover tenere conto nelle proprie scelte di quanto <strong>precedentemente manifestato</strong> in modo certo e documentato. L’89% condivide il principio in base al quale, quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle gravi conseguenze che un digiuno protratto può comportare sulle sue condizioni di salute ma non deve assumere<strong> iniziative costrittive</strong> né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale, pur continuando ad assisterla.</p>
<p>Di fronte a pazienti che, prima di perdere coscienza, abbiano espresso parere contrario alla<strong> nutrizione artificiale</strong>, il 75% dei chirurghi ha dichiarato di non accettare l’<strong>obbligo di somministrarla </strong>in ogni caso, anche se dovesse essere stabilito dalla legge. In particolare, per il 46%<strong> la decisione spetta al paziente</strong>, per il 27% <strong>al medico ed ai familiari</strong> e per poco più del 2% <strong>solo al medico</strong>. La decisione di non somministrare o eventualmente<strong> sospendere le terapie </strong>ed i trattamenti che la tengono artificialmente in vita <strong>dovrebbe spettare al paziente</strong>, nel caso in cui abbia espresso le sue volontà quando era cosciente, per il 65%;<strong> a nessuno</strong>, perché la vita è un dono e va in ogni caso tutelata per il 16% circa; ad una <strong>commissione etica</strong> di esperti per il 12%; ad un familiare per il 5% circa; al <strong>medico curante </strong>o ad un magistrato solo per poco più dell’1%.</p>
<p>“<em>Un argomento molto sentito dai chirurghi</em> – conclude il presidente <strong>Forestieri </strong>– <em>è la possibilità di includere nelle <strong>dichiarazioni anticipate di trattamento</strong> anche la <strong>donazione </strong>del corpo o degli <strong>organi </strong>a fini didattico-scientifici. Il 70% condivide tale possibilità come una reale necessità. </em><em>È</em><em> una modalità didattica indispensabile per i chirurghi, che sono costretti ad andare all’estero per formarsi e perfezionarsi adeguatamente</em>”.</p>
<p>Fonte immagine: Pdobama.wordpress.com</p>
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		<title>&#8220;Caos pronto soccorso&#8221;: la ricetta dei medici di famiglia</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 12:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[medici di famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[medico]]></category>
		<category><![CDATA[pronto soccorso]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente della SIMG risponde alle accuse della SIMEU di lavorare troppo poco: &#8220;Pronta una rete di diecimila professionisti contro le attese infinite&#8221; “Siamo pronti a rispondere alle esigenze della medicina del territorio. Vi sono tra i 5 e i 10mila medici di famiglia pronti a organizzarsi in maniera avanzata, in una rete, per fare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1467" src="http://bemedico.it/files/2011/01/attesa-pronto-soccorso.jpg" alt="&quot;Caos pronto soccorso&quot;: la ricetta dei medici di famiglia" width="346" height="346" /></p>
<p><em><strong>Il presidente della SIMG risponde alle accuse della SIMEU di lavorare troppo poco: &#8220;Pronta una rete di diecimila professionisti contro le attese infinite&#8221;</strong></em></p>
<p>“<em>Siamo pronti a rispondere alle esigenze della <strong>medicina </strong>del territorio. Vi sono tra i 5 e i 10mila medici di famiglia pronti a <strong>organizzarsi </strong>in maniera avanzata, in una rete, per fare da filtro ai <strong>codici bianchi</strong> e <strong>verdi </strong>e alleviare i problemi di <strong>sovraffollamento </strong>dei <strong>pronto soccorso</strong> del nostro Paese</em>”. <strong>Claudio Cricelli</strong>, Presidente della <strong>Società Italiana di Medicina Generale</strong> (SIMG), respinge con forza l’accusa mossa dalla <strong>SIMEU </strong>(Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza).</p>
<p><span id="more-1466"></span></p>
<p>“<em>Non si può affermare</em> – spiega il dott. Cricelli &#8211; <em>che una della cause delle<strong> attese infinite </strong>e dei boom di accessi nei reparti di <strong>emergenza </strong>dei nostri ospedali è rappresentata dalla<strong> scarsa voglia di lavorare </strong>dei <strong>medici di famiglia</strong>, che, secondo la <strong>SIMEU</strong>, dovrebbero assumersi<strong> maggiori responsabilità</strong>. L’organizzazione dell’ospedale non è assolutamente <strong>sovrapponibile </strong>a quella delle cure primarie. E per aprire un <strong>ambulatorio </strong>7 giorni su 7 <strong>occorrono </strong>le <strong>risorse</strong>. La nostra categoria è quella che affronta i carichi di lavoro più pesanti dell’<strong>intera sanità italiana</strong></em>”.</p>
<p>Come emerso dall’ultimo rapporto<strong> Health Search</strong> promosso dalla <strong>SIMG </strong>infatti ogni medico di medicina generale esegue in media 30 visite al giorno (da 6,6 contatti all’anno per paziente del 2003 si è passati a 7,1 del 2009). “<em>Il problema</em> – conclude il dott. Cricelli -<em> è da ricercare nella <strong>arretrata organizzazione sanitaria </strong>del nostro Paese. Il <strong>Ministro della Salute</strong>, <strong>Ferruccio Fazio</strong>, si è mosso e si sta muovendo concretamente ed ha affrontato più volte i problemi della modellistica di H24 e <strong>continuità assistenziale</strong> nei piani sanitari degli anni passati allocando per la prima volta risorse concrete. Nel piano sanitario nazionale 2011-2013, inoltre, per la prima volta, è stata riconosciuta la centralità delle cure primarie. Noi mettiamo a disposizione le nostre capacità, a patto però che le risorse che il Ministro ha allocato alle Regioni siano poi utilizzate per <strong>finanziare </strong>queste iniziative</em>”.</p>
<p>Fonte immagine: Notimaz.blog.kataweb.it</p>
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